Londonderry

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Friday, September 4, 2009

«Massacra il gay» I comandamenti della Murder Music

NOTE DISCRIMINATORIE. Dalle piazze ai palchi, da Eminem a Fabri Fibra. L'omofobia coinvolge anche la musica, persino il reggae di Bob Marley. Con la sua Giamaica culla di artisti anti-omo.

Qualche tempo fa Povia, il cantante ex-cocainomane, ex-scapestrato ma che poi si è dato una regolata in chiave family day, era riuscito ad infiammare tutti gli omosessuali d'Italia con la sua Luca era gay. Nell'ultima edizione di Sanremo - dove però si è assisitito ad una esplosione di effusioni omosex - il cantautore milanese s'era beccato le migliori offese, incluso quella di aver composto una canzone «omofobica».
In realtà, nel mondo della musica mondiale, c'è di peggio. C'è l'ironia macabra, certo, di alcuni testi, vedi la band iperribelle Green Day («uccidi tutti i froci che non sono d'accordo», dall'antiBush American Idiot). Ma ci sono anche cantanti e band che, al contrario, promuovono insistentemente e volontariamente messaggi omofobici. Che, il più delle volte, provocano reazioni di sdegno e vergogna in giro per il mondo. Ma che purtroppo, nell'ambito dell'ondata antigay che è esplosa recentemente in Italia, hanno anche molti fan, a volte ignari dello spettacolo (ignobile) al quale stanno assistendo.
Una corrente musicale che oramai da anni viene costantemente messa sotto accusa dalle associazioni per i diritti degli omosessuali di tutto il mondo è quella del Raggamuffin. Un sottogenere giamaicano della dancehall e dello storico reggae che la leggenda Bob Marley ha diffuso in tutto il mondo, fricchettone-pacifista e non. Ma oggi non è raro che diversi musicisti del Raggamuffin, tutti giamaicani, inneggino invece esplicitamente all'odio omosessuale, come Beenie Man («sogno una nuova Giamaica, dove tutti i gay vengano uccisi») Elephant Man, Bounty Killer, Capleton, Buju Banton. Quest'ultimo, proprio qualche giorno fa, si è visto annullare per l'ennesima volta un intero tour americano - da Los Angeles a Philadelphia - dopo le numerosissime telefonate e mail di protesta ricevute dagli organizzatori di Live Nation e Aeg. Ma Banton era già finito nell'occhio del ciclone, precisamente nel 1988, per la sua hit Boom Bye Bye. Nella quale si incita a bruciare, sparare in testa e gettare acido sul volto dei gay. Ma Buju dalle parole passò anche ai fatti nel 2004, quando in Giamaica partecipò al pestaggio di sei omosessuali a Kingston.
Insomma, Giamaica come terra di omofobia. L'isola di Bob Marley è stata spesso definita, dal Time incluso, uno dei posti più pericolosi per gli omosessuali per diverse motivazioni. Sia per fattori religioso-rastafariani, che considerano le relazioni gay uno scempio della natura. Sia per questioni legislative: in Giamaica infatti non è riconosciuto nessun diritto agli omosessuali, ma anzi, se due uomini vengono beccati a fare sesso (ma curiosamente non due donne) vengono spediti direttamente in carcere. E fuori le cose non vanno certamente meglio. Basti pensare che un sondaggio di fine 2008 accertava che il 70 per cento dei giamaicani considerava illegittimo che gli omo avessero gli stessi diritti degli etero.
La musica di Banton, Capleton e company è stata definita "Murder Music" dalle associazioni pro gay, in primis dall'influente britannica Outrage! dell'ex Labour e giornalista del Guardian Peter Tatchell. Che ha lanciato, tra l'altro, anche la campagna "Stop Murder Music", fomentando il boicottaggio di tali cantanti antigay. Ma, azioni di disturbo a parte, Tatchell e compagni nel 2007 hanno raggiunto un grande risultato, ossia far firmare a diversi musicisti giamaicani sotto accusa, vedi Beenie Man, Capleton e Sizzla, il Reggae Compassionate Act. Un impegno a non promuovere alcuna forma di omofobia in pubblico. Uno sforzo poi rivelatosi in (gran) parte vano: alcuni, come Elephant Man e Bounty Killa, hanno rinunciato a sottoscriverlo. Altri, vedi Beenie o lo stesso Banton, l'hanno firmato ma poi lo hanno rinnegato.
Ma a parte gli strozzagay giamaicani, anche altri generi della musica mondiale sono spesso finiti sotto accusa per passaggi poco gentili nei confronti degli omosessuali. Vedi la band hardcore americana Bad Brains, che nell'album Quickness (1989), definì l'Aids, alla maniera di qualche pastore evangelico Usa, «una cura per l'omosessualità». Oppure l'attore, modello e rapper americano Marky Mark - ultimamente visto in The Fighter - o ancora Axl Rose e i Guns N' Roses, nel mirino per la canzone One in a Million del 1988 dove si parla apertamente di «froci», oltre che di «negri» - Rose rispose che i suoi idoli erano due sui generis come Freddie Mercury e Elton John. Senza contare le accuse al rap e all'hip-hop, spesso non teneri nei confronti dei gay. Un esempio italiano è Fabri Fibra con la sua Solo una botta («questo gay mi si avvicina quindi io gli volto le spalle, ma 'sto gay mi tocca le palle io mi scanso verso l' uscita») che scatenò l'ira dell'Arcigay. E, restando in genere, che dire di Eminem, con «vi rompo il culo froci di merda» (tratto dalla sua Marshall Mathers)? Lo stesso attivista Tatchell non esitò a rispondere pan per focaccia al rapper di St. Joseph, commentando il suo modo di agire e di vestire: «Ma non sarà Eminem la checca?».

Antonello Guerrera

da Il Riformista, 03/09/09

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